A.S.D.Dama Lecce
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Dama Lecce

17^Gara Nazionale di dama italiana Citta'di Lecce. 11-12 Marzo 2017

                                    

 

 

 

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Libro di Dama Italiana del Grande Maestro Paolo Faleo

info: paolo.faleo@fid.it

81° Campionato Italiano di Dama Italiana Mirco De Grandis (Dama Lecce)  campione Italiano!!! 

14-19 novembre 2017,Cattolica (RN)

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            Il periodo romano

 

 

 

 



Dei quattro giochi da tavola degli antichi romani solo di tre si conosce il nome: «Ludus duedecim scripta», «Alea», «Ludus Latrunculorum». Il quarto gioco con il nome sconosciuto è stato trovato durante le ricerche archeologiche svolte nell'Africa del nord.

Il gioco «Duodecim scripta» consisteva nel sorpassare le pedine dell'avversario, si giocava adoperando la scacchiera 3x12, e ognuno dei giocatori aveva 15 pedine. Due o più pedine potevano occupare la stessa casella e in tal caso non potevano essere prese. Queste pedine si chiamavano «ordinari» mentre le pedine che si trovavano da sole sulle caselle si chiamavano «vaghi».

Il gioco «Alea», conosciuto dopo con il nome di «Tabula», era una variazione del gioco «Duodecim scripta».
Nell'uno e nell'altro gioco si presuppone che il movimento delle pedine fosse determinato dal tiro di dado. Questi due giochi sono prototipi del «tric-trac», gioco molto diffuso nel Medioevo. Il tric-trac ebbe molta diffusione nell'est europeo (Russia meridionale, Turchia, Bulgaria) e più recentemente si è diffuso anche in America e in Europa.

Il «Ludus Latrunculorum» è un gioco puramente intellettuale, senza dado e senza ombra di azzardo. Marco Terrenzio Varrone (116-27 a.C.) per primo menziona questo gioco. La damiere destinate a questo gioco con le caselle sono state trovate durante degli scavi in Inghilterra. Da queste damiere risulta che una grandezza esatta, prestabilita, non esisteva. Secondo il Murray veniva di solito adottata la damiera 8x8.

Nel 1869 Luis Bek de Fukier riteneva che la damiera fosse composta da caselle bianche e nere, però il suo parere rimase isolato e non venne condiviso da nessun altro. Dal materiale rinvenuto, dagli scavi, risulta che le pedine per il «Ludus Latrunculorum» erano tutte uguali.
Come nel gioco dell'antica Grecia «Petteia», una pedina, circondata dalle pedine dell'avversario, si perdeva (veniva presa).
Marco Valerio Marziolo (40-102 d.C.) descrive nel suo «Epigramma» questo modo per eliminare la pedina. Anche Publio Ovidio Nasone (40 a.C. - 18 d.C.) nei suoi «Ars Amandi» e «Tristezze» descrive in versi non solo il modo per eliminare le pedine, ma anche le regole dei loro movimenti rettilinei e la non obbligatorietà nella presa.
Nella poesia anonima «Laus Pisonis» (circa 50 d.C.) si narra del romano Caio Calpurnio Pisone artista e ottimo giocatore di «Latrunculorum».
La strategia di questo gioco così viene ricostruita da Ostin sulla rivista «La Grecia e Roma» nel 1934:

«Il principio molto importante del gioco era la manovra delle     figure fatta in modo che esse formassero un gruppo molto legato.     La pedina isolata dal resto e circondata dall'avversario metteva in     pericolo se stessa e tutte le altre figure dello stesso colore.
Questa teoria veniva confermata dalla pratica.     Si è scoperto infatti che la migliore tattica era la formazione di     solidi gruppi di pedine.     L'avversario, però, con un gioco intelligente ed anche sacrificando     qualcuna delle proprie pedine poteva sfondare questa composizione,     guadagnando così la libertà di movimento sul retrofronte     dell'avversario, ottenendo in questo modo la possibilità di una     graduale conquista della fortezza».

Questa descrizione è molto accurata e si può adattare anche al gioco greco «petteia», formando così un quadro abbastanza esatto di come erano i due antichi giochi.
Nel 400 d.C. troviamo ancora un accenno fatto dal Macrobio nei suoi «Saturnali».
Egli scrive: «Tanti romani hanno celebrato le feste in onore di Saturno giocando a «Latrunculorum» e ad «Abac» (gioco d'azzardo con i dadi)».

Sommando tutto quello che si conosce dei giochi «Petteia» e «Latrunculorum» si può affermare attendibilmente che i due giochi erano identici e che le loro regole erano le seguenti:

  1. la scacchiera per il gioco era composta da caselle non dipinte     in colori diversi;
  2. le caselle erano chiamate «campi»;
  3. su ciascun campo poteva essere messa solo una pedina;
  4. tutte le pedine erano soggette alle stesse regole di spostamento e presa;
  5. le pedine si spostano in linea retta (avanti, indietro e lateralmente) e     il loro raggio di azione era uguale a quello della torre negli scacchi;
  6. la pedina veniva presa, se non poteva essere liberata dalle pedine     dell'avversario che la circondavano.     Questa presa si distingue radicalmente dalla presa nel gioco della dama     (dove la pedina deve scavalcare la pedina dell'avversario) e negli scacchi     (la figura vincente occupa il posto della figura eliminata);
  7. l'arrivo della pedina sull'estrema linea della damiera non dava al     giocatore nessun vantaggio.

L'ampio raggio di azione delle pedine e la mancanza d'importanza della direzione degli spostamenti eliminavano la necessità dell'arrivo della pedina alla ultima linea della damiera.

                I nostri giorni

 

 

 

 



Abbiamo visto come il Manoury rimpiangesse il gioco della dama a 100 caselle quasi dimenticata alla fine del 1700.
Agli inizi del XIX secolo la dama, dopo un breve periodo di rifioritura, viene di nuovo dimenticata. Nel 1839 il lamoso giornale «Palamede» pubblicò la storica lettera di A. Ever (1758-1850), il quale, ricordando i tempi della sua giovinezza così scriveva: «Questi grandi nomi (Manoury e Blond) sono passati e non torneranno. Andandosene essi hanno portato con se nella tomba il segreto del loro talento. Non ci sono più giocatori di dama. Fortunato colui che, come me, ha avuto la possibilità di respirare la stessa aria con questi grandi geni, era presente alle battaglie di questi giganti e può ricordare gli attimi felici passati nel vecchio Caffè Manoury».

Però nella seconda metà del XIX secolo la dama internazionale ebbe un nuovo periodo di fioritura. Nel 1867 un giornale di Lione dedicò a questo gioco una rubrica e nel 1878 a Lille ebbe luogo il primo torneo.
In Olanda il gioco su 100 caselle venne introdotto nel 1733. Nel 1737 venne presentata ad un borgomastro la denuncia contro un insegnante che durante le lezioni giocava a dama con gli alunni (si presuppone sulla damiera di 100 caselle).

Dagli scritti del famoso musicista-scacchista Philidor si sa che nel 1745 la dama sulla damiera di 100 caselle era molto conosciuta in Olanda. Francois Danican Philidor (1726-1795) a 19 anni si trovò solo in Olanda senza parenti e amici e senza mezzi di sussistenza. Per un anno intero riuscì a guadagnarsi da vivere giocando a dama e a scacchi.

Il primo libro-manuale sulla dama a 100 caselle fu stampato in Olanda nel 1785. L'autore era Efraim Van Emden (1752-1832). Nel 1802, sempre in Olanda, ad Amsterdam fu costituita la prima organizzazione damistica a carattere nazionale. Solo molto più tardi, nel 1573, il settimanale «Sissa» cominciò a pubblicare regolarmente una rubrica sulle combinazioni.

In Russia, nonostante le regole simili della dama russa (fatto che fin da allora faceva prevedere agli esperti che i russi avrebbero ottenuto grandi successi), la dama sulle cento caselle per lungo tempo non suscitò alcun interesse. Solo nel 1935 un gruppo di dilettanti sovietici, dopo aver praticato a lungo il gioco sulle cento caselle, propose un torneo per corrispondenza ad una squadra di Parigi. Il torneo non ebbe luogo, ma l'avvenimento segno l'ingresso dell'URSS in questo gioco. Nello stesso periodo infatti la nota rivista «64» cominciò ad occuparsi della dama internazionale pubblicando informazioni e foto sul campionato del mondo che si disputava a Reichenbah.
Nel 1953 si cominciarono a disputare regolarmente i campionati sovietici di dama internazionale e nel 1958 I. Kuperman fu il primo sovietico a diventare campione del mondo di dama internazionale.

Vediamo infine qualche accenno ad alcune varianti minori del gioco della dama.

Verso la metà del XVIII secolo i francesi portarono il loro gioco in Canada. Da esso nacque la variante canadese che si gioca sulla damiera di 144 caselle (12 x 12). Nel 1805 in alcuni negozi di Londra era possibile acquistare dei completi di dama canadese. Nel 1875 un giornale di Montreal cominciò a pubblicare una rubrica dedicata alle combinazioni e nel 1891, sempre a Montreal, venne fondata l'organizzazione dei damisti canadesi in occasione del primo campionato nazionale. La variante canadese della dama è diffusa soprattutto fra la popolazione di lingua francese del Canada. Si gioca sulla damiera 12x12 anche a Ceylon e in Malesia.

Un'altra varlante molto interessante della dama è quella turca. In essa le pedine muovono in avanti sulle colonne e lateralmente sulle linee (a destra e a sinistra), quindi non diagonalmente come nelle altre varianti. Le altre regole della dama turca sono uguali a quelle del gioco tradizionale. I turchi usano due nomi per il gioco: «dama oluni» che vuol dire gioco di dama (ed è di provenienza straniera) e «aliantai» che deriva dal verbo turco «atlamak» saltare).

Ed infine citiamo la variante armena della dama in cui le pedine hanno il movimento ortogonale, cioè possono muoversi in tutte le direzioni (verticalmente, orizzontalmente e diagonalmente sia in avanti che all'indietro). Lo stesso movimento dei pezzi si ritrova in una sottovariante della dama malese che venne scoperta da un olandese alla fine del XVII secolo. Però la dama armena è molto più antica.

Abbiamo così descritto, nelle sue linee generali, la storia dello sviluppo del gioco dai tempi più remoti fino al gioco attuale riconosciuto come internazionale e che è diventato parte integrante della cultura dell'uomo moderno.

Traduzione e adattamento di D. Sandretti e S. Izzo

Come preannunciato all'inizio di questa serie di articoli diamo, per coloro che fossero interessati ad approfondire l'argomento, una breve bibliografia dei libri direttamente o indirettamerte citati negli articoli stessi.  Essendo tutti libri stranieri, abbiamo preferito dare la traduzione italiana dei titoli indicando  la lingua originale e nei casi dove abbiamo potuto reperirne notizia sicura, anche il nome della casa editrice più recente.

K. Kruiswik «Storia e bibliografia completa del gioco della dama» olandese ed. GAAG
M.K. Goniaev «Studio storico sul gioco della dama» russo  
M.K. Goniaev «Appunti sulla dama» russo  
Van der Lasa «Storia completa della dama» olandese  
Z. Boje «Da dove proviene la dama» russo ed. Mosvka
D. Sarghin «Origine del gioco della dama» russo ed. Sport e Turismo
H.S.R. Murray «Giochi del mondo antico» inglese ed. Oxford
H.S.R. Murray «Storia dei giochi da tavoliere, eccetto gli scacchi» inglese ed. Oxford
R.C. Bell «Giochi da tavolo e tavoliere da molte civiltà» inglese ed. Oxford
E Falkener «Giochi antichi ed orientali e come giocarli» inglese ed. Dover

Abbiamo limitato la bibliografia a quelle opere che trattano esclusivamente l'aspetto storico e bibliografico dei giochi. Molti altri libri trattano solo parzialmente quest'argomento e alcune riviste (in particolare quelle sovietiche «64» e «Shashky») possono essere molto utili per chi intendesse essere maggiormente informato.


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